no news from the hermit

Posted in Uncategorized by the hermit on September 24, 2008

- la fontana di fronte alla nuova casa -

 

A parte il tedesco, voglio imparare la lingua della natura. Gli alberi. Qua attorno ce ne sono di tutte le specie, e anche le piante. Le foglie sono un alfabeto che non conosco, e lo voglio imparare.

Devo abituarmi a questa calma. Le macchine vanno a quaranta all’ora, una lentezza impossibile. E nelle vie private si devono tenere i venti all’ora. C’è silenzio, l’aria è cristallina, ci sono i profumi di erba, funghi, fragoline. In giro persone a passeggio, in bici, oppure operose. Sembra che siano tutti occupati in pulizie, manutenzioni, cure. E’ come vivere in un villaggio playmobil. Se c’è un veicolo in giro, è quasi di sicuro per il trasporto dei rifiuti differenziati: ce n’è anche per le potature. E ho capito il segreto delle strade pulite: passano una specie di aspirapolvere da esterni. Per le zone pubbliche c’è lo stesso rispetto che si ha per la propria casa. Dovrebbe essere naturale vederla così. 

Che pace. Guardo la placida indifferenza delle mucche. Un’espressione già vista in alcuni volti in metropolitana, non fosse per la profonda differenza d’indole.

Volevo scrivere di più su questi posti nuovi, ma mia cognata Angela sta di nuovo male, mi ha appena telefonato mia madre, e non riesco a pensare ad altro. Dopo l’operazione si è trasformata in un’altra persona. Era un portento di energia e generosità, si è raggelata. Si può provare a capirla, ma penso sia impossibile riuscirci. Tutte le prospettive si sono spezzate.

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appena passata la dogana, già felici

Posted in Uncategorized by the hermit on September 21, 2008

run, baby, run!

Posted in Uncategorized by the hermit on September 20, 2008

Giù in strada passa un motorino con la marmitta arrogantissima. Mi mangio una sacher. Non ha niente a che fare con Moretti, me l’hanno regalata come “pan di via”. Graditissima, per motivi affettivi e no.

Oggi è stata una giornata abbastanza pesante. Ho preparato valigia di Teo e la mia. In casa era tutto fermo da una settimana. Fermo tutto, tranne Teo, che ha ribaltato ogni cosa. Ho messo via e buttato man mano che trovavo. Stasera è tornata la calma.

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Posted in Uncategorized by the hermit on September 20, 2008

Sono euforica per la partenza. Scappo a vele spiegate. Ho tante cose a cui pensare, tante cose da fare: tutte aperte. 

I miei colleghi mi hanno regalato due libri, uno in particolare mi e’ piaciuto: un libro per bambini del ‘39, con delle belle illustrazioni a china.

I libri da Ibs invece non sono arrivati, me li farò mandare. Poi vorrei comprare questo cd e questo qui sotto, di cui mi piacciono copertina e libretto:

Non compro più cd da un pezzo, odio la materia, mi infastidisce; tutto deve essere il più possibile immateriale. Forse l’ho capito per i frequenti traslochi, mi rendo conto quanto sia innecessario tutto il peso che ci trasciniamo dietro nella nostra esistenza, tutto l’inutile che ci lasciamo sedimentare attorno. Ho fatto un sacco con tutta la carta da buttare, e ho appena iniziato.

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ciao milano, mi avevi rotto i coglioni

Posted in for real by the hermit on September 17, 2008

Tra due giorni parto, ogni mattina in metropolitana me ne compiaccio. Pensavo fosse nostalgia, ma a guardar meglio sono solo felice. Sensazione così distillata da non individuarla. Lungo tutto il tragitto ascolto “Solo tu” dei Matia Bazar e mi guardo intorno. Andata e ritorno dal lavoro, intorno solo immondizia, nessuna oasi dove l’occhio possa fermarsi con piacere. Il cielo risicato tra palazzacci grigi, a terra sputi e stronzi di cane. Ecco quello che vedo attorno a casa.

Non sono scorci selezionati, ho scattato le foto metro per metro.

Perfino i volatili sono brutti, qui. Ratti con le ali, malaticci e arruffati. Si raggruppano e vanno a morire negli angoli sporchi di un parcheggio.

Effetto “This is what you want – this is what you get”, chimere da pubblicitario vs realtà, faccia a faccia (a sinistra il cartellone che illustra quello che dovrebbe esserci oltre il recinto, a destra):

E ora metterei qui la prima immagine che appare su google digitando Milano.

Bello, eh? E’ preso da un sito che vende salami, pensa. Al duomo ci sono entrata una volta. Ho cercato di immaginarla come una chiesa, ho visto i sarcofagi. I ricconi che si erano comprati un bel posticino da esibizionisti for ever. E’ dal 1300 che sono lì. Leggevo i nomi: Visconti, Medici… E mi venivano in mente, non so da dove, Tibaldi, Borromeo. Ho cercato l’ascensore di cui ho visto qualcosa in tv. Non l’ho trovato, ma devo essermi distratta con qualcos’altro. I marmi, i pertugi in cui infilarsi, gli scorci dietro un vetro. Poi mi sono fermata davanti al San Bartolomeo e non so quanto ci sono stata, ma penso poco. Non sono neanche scappata, me me ne sono andata in fretta.

Non ci sono più tornata. Ma in centro vado poco. Il mio quartiere invece lo conosco alla perfezione. Furbetti ma simpatici. Questo, o qualcosa del genere, so che non lo ritroverò, ma non importa. Sotto casa avrò una fontanella di pietra. Mein mann mi ha mandato la foto. Una donnina, forse una principessa. Andrà benissimo.

Mentre scrivo, sotto casa macchine puzzolenti, polvere, e slave in tiro con la rosa. Probabilmente comprata dall’indianino che abita di fronte a me. Appende le rose a testa in giù sulla ringhiera, quand’è in casa. A colpo d’occhio sembra James Brown. Pettinato, con un completo fuori taglia sempre ben stirato. 

Voglio anche smettere di fumare. C’è una musica spaventosa alla radio.

Oggi Teo stava male, Mein mann non c’è. E le poche persone che ho intorno si preoccupano solo di metter piede in casa mia appena me ne sarò andata. Adesso vado a dormire, oggi Teo è stato tremendo. Stanotte dovrebbe dormire bene.