Anche venerdi’ e’ il mio giorno, ma di solito esco. Oggi pioveva, la neve cade a zolle dai rami. Ho pulito casa, ho scritto qualche mail, ho sentito Diego (poi non sono piu’ uscita in bici: ha ripreso a piovere). Ho iniziato a imparare l’alfabeto dei Magi, sono arrivata a trascrivere la lettera E. E’ molto piu’ difficile di quanto non sembri.
Piu’ tardi. Poi ha smesso di piovere: ho preso la bici e sono andata a fare un giro. E’ impossibile non essere in pace col mondo.


Non incontri nessuno, solo playmobil al lavoro…

e alberi con la pelle lucida, gambe all’aria e cicatrici.


mercoledi’ e il mio giorno

Neanche questo sapevo: la neve come il fuoco diluisce le forme delle cose. Fuori dalla finestra, oltre la neve che scende fitta, tronchi e rami tremolano, evaporano.
E intanto leggo. Dal sito dell’International Humanist and Ethical Union:
Humanism is a democratic and ethical life stance, which affirms that human beings have the right and responsibility to give meaning and shape to their own lives. It stands for the building of a more humane society through an ethic based on human and other natural values in the spirit of reason and free inquiry through human capabilities. It is not theistic, and it does not accept supernatural views of reality. See also the Amsterdam Declaration.
La fonte da cui parto, da qualche giorno, e’ sempre Museum of Dust, da cui prendo percorsi ogni volta nuovi. Il blog (chiuso) Giornale nuovo, un’autentica miniera. Qui conosco lo scrittore Arthur Machen, di cui leggo The bowmen. Vorrei aver tempo per leggere con calma anche questo. E assolutamente tornare a leggere Isaac D’Israeli, Curiosities of literature (sempre via Giornale nuovo).
Poi mi sono interrogata sull’affidabilita’ di wikipedia <– interessante.

L’atteggiamento critico del wikipediano.
Ho rivisto per caso il monologo finale di Blade Runner che altrimenti avrei rischiato di dimenticare (peccato harrison ford). Ma soprattutto ho esplorato la storia persiana e mi sono persa tra le ipotesi sugli indoeuropei. Leggo dell’architetto ottomano Mimar Sinan. Finisco non so come alla Beinecke rare book and manuscript library e nel Room 26 Cabinet of Curiosities. Poi mi perdo ancora, stavolta con le arpie.

E lentissimamente leggo gli ultimi libri, soprattutto Basel in the age of Burckhardt.
Dovrei focalizzare, mi perdo e mi disperdo. Ma e’ la prima volta nella vita che ho tanto tempo per me.
Qua continua a nevicare da una settimana. Fiocchi minuscoli, costanti, inesorabili. Teodor e’ ancora malato, non usciamo da lunedi’.


Non dimentichero’ mai questi giorni. Le notizie che ricevo da la’ sono sempre piu’ distanti, eppure sempre piu’ presenti. Mentre qua continua a nevicare, sto chiusa in casa insieme a Teodor, guardiamo cartoni animati, giochiamo, cantiamo, litighiamo. E quando lui dorme mi prendo cura della casa, leggo.
silly symphony
Teodor e’ malato, guardiamo filmati su Youtube. Cartoni Walt Disney degli anni Trenta, si chiamano Silly Symphony. A Teo piacciono molto, a me anche di piu’, sono uno piu’ bello dell’altro.
E’ difficile guidare piano quando le strade sono deserte. Ma e’ piu’ difficile andare piano con qualcuno che ti lampeggia dietro.
Ieri festa dell’asilo di Teodor. Ho fatto la prima torta della mia vita, torta di mele. I maschi tutti sudati, ginocchiate a terra, Teo oggi e’ senza voce. Usa il rotolo di carta da regalo come didjeridoo.
Maddalene ha una risata aperta e ride sempre. Ha la pelle luminosa, bei denti, labbra rosa, occhi verdi e capelli come Mia Farrow.

Il mio ex lavoro mi fa star male anche da distante. Scippi a viso scoperto, ex colleghi voltafaccia. Riccardo, il mio parassita storico, che mi segue come una remora da quasi vent’anni, mi ha detto allegramente di aver usato i miei appunti per un suo lavoro. E’ candido. Il meccanismo e’ sempre quello, mi vede cadere qualcosa dalla tasca, si china a prenderlo. Non prova mai ad avvertirmi. Prende e utilizza. Poi quando me ne accorgo dice che non lo sapeva. A volte mi dico che davvero non si rende conto, ma invece no, lo sa di essere un parassita. Mi conosce da quando ero una ragazzina, lui era gia’ grande, lui lo sa che mi segue apposta perche’ sono una che perde le cose dalle tasche. E di solito sono cose che gli fanno comodo. Le prende, le usa, e quando mi servono dice che non sapeva fossero mie. Come faceva col motorino, dovevo uscire e non lo trovavo posteggiato sotto casa, lo chiamavo e ce l’aveva lui, che ne sapeva che mi sarebbe servito?
Oggi abbiamo fatto l’albero. E mi e’ appena arrivato Kunstformen der Natur di Ernst Haeckel.
