goetheanum (dornach)

Goetheanum, centro della societa’ teosofica, ideato da Rudolf Steiner nella seconda meta’ degli anni venti.



Neighborhood



Secondo Erasmo la follia e’ figlia illegittima di Pluto, dio della ricchezza, e della ninfa Neotete: la giovinezza. Un connubio che invece a me fa venire in mente solo cocaina a fiumi.
tutte le lettere scritte e mai spedite
La neve in questi giorni e’ asciutta, e’ uno strato sottile di granelli duri e secchi che ricopre tutto. Camminarci sopra lascia a malapena l’impronta. La guardavo stasera, fuori dalla finestra della camera, non avevo mai visto niente di simile. La luna proprio sopra gli alberi scuri, che gettava luce blu e scintille sulla neve.
Pensavo a MC, e’ stato un milione di anni fa. E poi a Omar, era ansioso, sempre col respiro corto e gli occhi sgranati dietro gli occhiali. Non so cosa faccia adesso. Neanche MC so cosa faccia, e me lo chiedo spesso. Goffo idealista che si e’ rovinato con le sue stesse mani.
Ho sentito Cesare giorni fa. Dovrei scrivergli, anzi l’ho fatto ma non spediro’ niente. A lui comunque dico sempre che gli scrivero’. Sei l’eterna promessa, mi ha risposto. Quando vivevo ancora tra gli uomini, spesso capitava che dicessi qualcosa di sgradevole, e specialmente con Cesare. Nel mezzo di una serata, quando fumando ci si mette a scherzare, qualcosa mi usciva male dalla bocca. Significa che l’anima non e’ pura.
Non e’ una qualita’ del carattere, e’ un individuo. L’egoismo ha nervi e muscoli, e’ padrone del mio corpo quando vuole. Mi fa sgusciare fuori dal letto, ha movimenti bruschi, fa le cose di nascosto, ed e’ maschio. Quando parla, io sbatto contro i confini della mia scatola cranica. E’ la voce piu’ banale, quella piu’ attaccata a terra e alla carne. Tutto cio’ che imputridisce lo riguarda.
Mi ricordo Giacomo che arrancava per risalire lo scivolo al contrario. Sopra di lui stava cominciando a formarsi la fila, una bambina stava aspettando di scendere, un’altra era gia’ in arrivo sulla scaletta. “Allora”, gli ho detto, “fai presto”.
“Si’ zia, si’ zia, ce l’ho quasi fatta. Guardami, guardami!”. Non ce la faceva. La maglietta s’era tutta arricciata sulla pancia, mezza schiena e quasi tutto il sedere scoperti. Lo guardavo e vedevo anche oltre di lui, dieci passi piu’ in la’, suo padre e sua madre che litigavano seduti su una panchina.
zu reich
Deciso e partiti all’ultimo momento per il capodanno a Zurigo. Si dice che solo per pronunciare il nome, le labbra devono stringersi in modo molto snob: Zürich. E all’inizio degli anni ottanta gli squatters del Wohlgroth la chiamavano “Zu reich”: troppo ricca. E’ cosi’, si vede che e’ ricchissima, anche se discreta. Basta guardare gli interni dei locali attraverso le vetrine, e le facciate delle case, i giardini, le fontane, la gente che va in giro rilassata. Signore anziane coi capelli a caschetto, nei ristoranti e nelle sale da the luci soffuse, capelli bianchi e giacche di cashmere. E i negozi: di strumenti, alto artigianato, arte africana e orientale (nei negozietti indiani monili in oro) e antiquariato, soprattutto librario e deco.




un deco da capogiro


E anche design, ma molto sottovoce, non ho visto nessun monomarca

Qui e’ nato il dada, al cabaret voltaire

I negozi erano tutti chiusi, l’aria non era attiraturisti. La citta’ e’ tutta per i suoi abitanti.



Passeggiata nello spirito della riforma

i soliti mostri

i soliti re

(al Grossmünster)
Durante la cena ha nevicato a fiocchi grossi e tesi, e ha smesso proprio poco prima di mezzanotte. Quando siamo usciti le strade erano imbiancate, siamo andati sulla riva del lago a vedere i fuochi. Era pieno di gente. Gente distribuita in strati ben visibili e netti. Sulle banchine c’era lo spaccio: mentre i fuochi illuminavano il cielo loro non guardavano neanche, chi pensava a vendere e chi a comprare. Poco sopra c’eravamo noi e il resto delle persone qualsiasi che festeggiavano congelate, magari con le stelline in mano. Piu’ sopra, sulle terrazze degli alberghi il livello del privilegio si alzava, ma proprio visivamente, fino alle terrazze quasi imperiali dell’elite alla Zürich opernhaus.

.
leave a comment