zu reich
Deciso e partiti all’ultimo momento per il capodanno a Zurigo. Si dice che solo per pronunciare il nome, le labbra devono stringersi in modo molto snob: Zürich. E all’inizio degli anni ottanta gli squatters del Wohlgroth la chiamavano “Zu reich”: troppo ricca. E’ cosi’, si vede che e’ ricchissima, anche se discreta. Basta guardare gli interni dei locali attraverso le vetrine, e le facciate delle case, i giardini, le fontane, la gente che va in giro rilassata. Signore anziane coi capelli a caschetto, nei ristoranti e nelle sale da the luci soffuse, capelli bianchi e giacche di cashmere. E i negozi: di strumenti, alto artigianato, arte africana e orientale (nei negozietti indiani monili in oro) e antiquariato, soprattutto librario e deco.




un deco da capogiro


E anche design, ma molto sottovoce, non ho visto nessun monomarca

Qui e’ nato il dada, al cabaret voltaire

I negozi erano tutti chiusi, l’aria non era attiraturisti. La citta’ e’ tutta per i suoi abitanti.



Passeggiata nello spirito della riforma

i soliti mostri

i soliti re

(al Grossmünster)
Durante la cena ha nevicato a fiocchi grossi e tesi, e ha smesso proprio poco prima di mezzanotte. Quando siamo usciti le strade erano imbiancate, siamo andati sulla riva del lago a vedere i fuochi. Era pieno di gente. Gente distribuita in strati ben visibili e netti. Sulle banchine c’era lo spaccio: mentre i fuochi illuminavano il cielo loro non guardavano neanche, chi pensava a vendere e chi a comprare. Poco sopra c’eravamo noi e il resto delle persone qualsiasi che festeggiavano congelate, magari con le stelline in mano. Piu’ sopra, sulle terrazze degli alberghi il livello del privilegio si alzava, ma proprio visivamente, fino alle terrazze quasi imperiali dell’elite alla Zürich opernhaus.

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