no news from the hermit

ciao milano, mi avevi rotto i coglioni

Posted in for real by the hermit on September 17, 2008

Tra due giorni parto, ogni mattina in metropolitana me ne compiaccio. Pensavo fosse nostalgia, ma a guardar meglio sono solo felice. Sensazione così distillata da non individuarla. Lungo tutto il tragitto ascolto “Solo tu” dei Matia Bazar e mi guardo intorno. Andata e ritorno dal lavoro, intorno solo immondizia, nessuna oasi dove l’occhio possa fermarsi con piacere. Il cielo risicato tra palazzacci grigi, a terra sputi e stronzi di cane. Ecco quello che vedo attorno a casa.

Non sono scorci selezionati, ho scattato le foto metro per metro.

Perfino i volatili sono brutti, qui. Ratti con le ali, malaticci e arruffati. Si raggruppano e vanno a morire negli angoli sporchi di un parcheggio.

Effetto “This is what you want – this is what you get”, chimere da pubblicitario vs realtà, faccia a faccia (a sinistra il cartellone che illustra quello che dovrebbe esserci oltre il recinto, a destra):

E ora metterei qui la prima immagine che appare su google digitando Milano.

Bello, eh? E’ preso da un sito che vende salami, pensa. Al duomo ci sono entrata una volta. Ho cercato di immaginarla come una chiesa, ho visto i sarcofagi. I ricconi che si erano comprati un bel posticino da esibizionisti for ever. E’ dal 1300 che sono lì. Leggevo i nomi: Visconti, Medici… E mi venivano in mente, non so da dove, Tibaldi, Borromeo. Ho cercato l’ascensore di cui ho visto qualcosa in tv. Non l’ho trovato, ma devo essermi distratta con qualcos’altro. I marmi, i pertugi in cui infilarsi, gli scorci dietro un vetro. Poi mi sono fermata davanti al San Bartolomeo e non so quanto ci sono stata, ma penso poco. Non sono neanche scappata, me me ne sono andata in fretta.

Non ci sono più tornata. Ma in centro vado poco. Il mio quartiere invece lo conosco alla perfezione. Furbetti ma simpatici. Questo, o qualcosa del genere, so che non lo ritroverò, ma non importa. Sotto casa avrò una fontanella di pietra. Mein mann mi ha mandato la foto. Una donnina, forse una principessa. Andrà benissimo.

Mentre scrivo, sotto casa macchine puzzolenti, polvere, e slave in tiro con la rosa. Probabilmente comprata dall’indianino che abita di fronte a me. Appende le rose a testa in giù sulla ringhiera, quand’è in casa. A colpo d’occhio sembra James Brown. Pettinato, con un completo fuori taglia sempre ben stirato. 

Voglio anche smettere di fumare. C’è una musica spaventosa alla radio.

Oggi Teo stava male, Mein mann non c’è. E le poche persone che ho intorno si preoccupano solo di metter piede in casa mia appena me ne sarò andata. Adesso vado a dormire, oggi Teo è stato tremendo. Stanotte dovrebbe dormire bene.

rapide riflessioni per costruire una coscienza possibilmente salda

Posted in for real by the hermit on August 27, 2008


In metropolitana, dove non piove, dove il pavimento viene lavato raramente, un quarantenne cinese scatarra, io mi volto di scatto e lo fulmino con lo sguardo. Rimango a fissarlo, e lui fissa me, finché non abbassa gli occhi e ingoia.
Poche ore prima ero a pranzo in un orribile bar coi tavolini all’aperto, vicino a una fila di taxi. Tra le Prius, una station wagon aspettava col motore acceso. Cinque minuti, dieci, un quarto d’ora. Ho dovuto fare uno sforzo, ma l’ho fatto, per alzarmi e andargli a dire: “Scusi, potrebbe spegnere il motore?”
“No”.
“Perché?”
“Perché dovrei farlo?”
“Perché c’è gente che sta mangiando, vede?”.
“Venga lei a lavorare al posto mio”
“E cosa c’entra. Io torno a lavorare dopo questa specie di pranzo. Anch’io lavoro”.
“Io non la spengo”.
“…anche per una questione di rispetto, in generale. Poi se ognuno vuol fare quel che cazzo gli pare…”.
“Io faccio quel che cazzo mi pare”.
“Allora quand’è così…”.
Non sono mai stata una rompicoglioni del genere. Sara’ l’età? O che tutto fa sempre più schifo? Non lo so, a me fa sempre più schifo tutto.
E come ci si dovrebbe comportare? Prima mi rinchiudevo in me stessa, mettevo le cuffie, ascoltavo musica inglese, mi sentivo distante. Adesso no. Mi sembra giusto provare a fare qualcosa per migliorare il mondo. Prima trovavo anche patetico chi ragionava così, col buonismo del “nel mio piccolo”. Anzi, lo trovo ancora patetico, mi trovo patetica, quindi. Avrei dovuto cagargli sul cofano per sfuggire al mio patetismo, per colpirlo con la stessa arma del faccio quel che cazzo mi pare anch’io. 

Comunque, poco dopo… Non c’entra niente, ma poco dopo ero in ufficio, parlavo con Maura. Piccola donna, grande vissuto, testa eccezionale piena di idee ed entusiasmo, rara intelligenza profonda e veloce insieme, rarissima. Quando lei parla rimango ad ascoltarla e basta, al massimo annuisco, divento spettatrice delle sue performance estemporanee. Al di là dell’essere d’accordo o meno, di capire o meno, di riuscire a seguirla. E a valanga raccontava il suo quotidiano, che vive con un taglio strambo e sospeso. Quindi anche del suo filippino, non racconta i banali scambi, i banali scazzi, ma tutte le implicazioni in soggettiva. Non so bene cosa mi abbia raccontato, l’unica cosa che ho potuto risponderle è che anch’io ho una signora cingalese che viene a farmi le pulizie una volta a settimana, e mi faccio prendere per pietà. Lavorare, lavora il meno possibile, ma a me fa pena e la perdono.

Maura ha detto che lei non ha pietà, invece. Notare bene, è una persona di una sensibilità spiccata. Ma dice che lei ha ottenuto di essere ciò che è solo grazie a sé stessa. Perciò anche gli altri facciano lo stesso.
Partire da qui o partire dallo Sry Lanka può darsi non sia uguale, ma non importa. E’ il sacrificio, è la capacità di ottenere le cose senza astuzie subdole, che conta. Questo, più o meno, diceva Maura. E io lì a insistere sulla buona fede e l’onestà. Saranno mica cazzate?
Perché gli stessi discorsi, partiti da occasioni diverse, li facevo tempo fa con Cesare. Parlavamo di politica. Nel triste panorama politico nazionale, come si dice, alla fine Di Pietro a me piace.
“Di Pietro?” Era incredulo, ha detto che il suo giustizialismo e’ proprio la cosa più odiosa che possa esistere in politica. Non ha torto, “Ma nel triste panorama politico eccetera eccetera… alla fine”, ho detto, “rimane il più onesto”.
E qui Cesare mi ha fatto capire una cosa che non avevo mai considerato. Che l’onestà non è un valore assoluto. Cesare preferisce il politico che FA le cose. Non importa con quali mezzi, vanno bene anche quelli sporchi, se servono a concludere qualcosa. Certo, il panorama è triste, eccetera eccetera, e allo stato attuale non ce n’è nessuno che FACCIA le cose, quindi siamo messi male e basta. Ma la mia ricerca dell’onestà non mi porta da nessuna parte. Che cavolo di valore elementare mi ero scelta per qualificare il mondo? Una creduloneria da giovane marmotta.