Non scrivo piu’ perche’ ho un po’ da fare, e ho pensieri che non mi piacciono e non riesco a stare mai sola. Nel bosco, dopo i fiori bianchi e poi quelli gialli, arrivano quelli viola.
nel bosco dai sempre le spalle a qualcosa

Sono salita fin sulla cima della collina di fronte a casa, c’erano cinque panche disposte a cerchio, il centro approntato per il fuoco. Mi circondavano corvi indaffarati a costruire nidi, picchi. Ho cercato tra i rami il merlo che canzonava tutti gli altri uccelli, e non l’ho trovato. Gli alberi rimasti pietrificati mentre si inseguivano, braccia protese, lunghe dita ricoperte di foglie, movimento rallentato dai secoli, una corsa quasi immobile spinta dai venti.

emblema III
meden anaballomenos: non rimandare
emblema V
sapientia humana, stultitia est apud Deum
emblema VIII

qua dii vocant, euntum
dal libro degli emblemi di Andrea Alciato.
Pare siano arrivati i gufi, ne ho sentito uno in lontananza.
Ho gia’ scritto che mercoledi’ e’ il mio giorno. Due o tre ore di computer. Passo a trovare Paolo Palmerini e vedo un nuovo racconto. Comincio la mattinata leggendo quello, in questi giorni tutto mi appare malinconico. Il racconto e’ molto bello.
Poi ho ascoltato una cosa che mi ha mandato Cesare. Il fatto che possa sentire la voce di Cesare, e che la ascolti quella voce quasi tutti i giorni, non so se mi faccia sentire di piu’ o meno la sua mancanza. Ho preso il blocco dove faccio gli esercizi di tedesco e gli ho scritto di getto. Stavolta gliela mando mi dicevo, poi invece ho dovuto fermarmi prima di riempire il foglio. Non so se le persone a cui mi rivolgo si trovino nel mio stesso stato d’animo, anzi lo so. Non hanno tanto tempo lo so per pensare a queste cose, come me. Non posso scrivere mail o lettere cosi’ nude, non ho piu’ quindici anni, e neanche venti.
Allora comincio a leggere cose su internet, me ne sto buona. Via BibliOdyssey scopro Thomas Fella: “A booke of diverse devices and sorts of pictures with the alphabets of letters”, un commonplace book elisabettiano. E poi non so come arrivo da wiedler.ch, e leggo del tipografo Jan Tschichold.
Prima di pranzo devo chiudere tutto, cominciare a mettere in ordine casa, ci sono ancora sul tavolo i piatti della cena di ieri.
Venerdi’ e’ arrivata la primavera, all’improvviso. Non c’e’ piu’ bisogno della giacca per uscire. Il bosco si preparava gia’ da un po’, ma venerdi’ sono andata a fare un giro ed era tutto in piena rinascita.


Non e’ una falsa partenza: la primavera e’ cominciata ed e’ impossibile che torni quel freddo che entrava nelle ossa. Appare anche qualche persona negli orti sotto casa. E germani reali che attraversano il sentiero per andare a tuffarsi in un ruscello.

Ieri abbiamo visto una rana, peccato fosse morta. Era morta da poco, all’inizio non mi ero accorta della testa fracassata e del cervello che colava fuori da una parte. Era bella gonfia e brillante, ma un paio d’ore dopo era gia’ tutta sciolta, un mucchietto di liquame marrone. Al tramonto un falco volava sopra gli alberi della collina a sud.

Non so a chi stia rubando la connessione: qua devono ancora attaccarci internet. Ci siamo trasferiti da un paio di settimane, non finisco mai di spostare, pulire, mettere in ordine, ricominciare da capo. Ogni trasloco una resa dei conti: oggetti da vagliare, lo butto o no? Non ne ho bisogno, e: ho bisogno dei ricordi? Costretta a ripercorrere tutto, guardo le foto. Nessuna infanzia, nessuna adolescenza, universita’, londra, america, milano. Le stesse persone che sono ancora i miei unici amici. Leggo diari e lettere. Ci sono gia’ le poche persone ancora importanti, gli unici che mi trovano, o soprattutto che mi cercano, qui dove sono adesso.
Lunedi’ devo partire, vado a casa, dove sta crollando tutto. Porto con me Teo, spero non gli faccia male. E’ l’ultimo che deve andarci di mezzo, dice Andrea. Ma ormai ci siamo in mezzo tutti, oppure potrei far finta di niente, staccare ogni contatto e godermi la primavera qua. Come potrei farlo.
Nel frattempo sto studiando il tedesco, quando posso. E appena la connessione me lo concede (viene e va) vado a cercare qualcosa sul manoscritto voynich.

Parto da questo pdf e finisco sempre lontano. Visito nibiru, un pianeta che nei testi babilonesi e’ responsabile di terribili cataclismi nel sistema solare. E anche i sumeri, che dividevano il cielo in sette parti per seguire gli equinozi, sapevano che nella fascia di passaggio, quando il cielo e’ libero e oscuro, c’e’ niribu, e allora gli dei possono scendere sulla terra.
goetheanum (dornach)

Goetheanum, centro della societa’ teosofica, ideato da Rudolf Steiner nella seconda meta’ degli anni venti.



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